Giovanissimevolmente: Giovanna Bressan, Giulia Zanardini e Giorgia Carducci
Tre storie diverse per le tre Allieve della Fossa Olimpica che hanno conquistato i gradini del podio al Campionato italiano di Roma
(di Massimiliano Naldoni)
La luminosa medaglia di bronzo del Criterium aveva candidato Giovanna Bressan a svolgere un ruolo di primo piano al Campionato italiano del Settore Giovanile del 2026 e infatti l’atleta diciassettenne di Rivalta sul Mincio ha rispettato il pronostico a lei favorevole andando a conquistare meritatamente il titolo tricolore stagionale delle Allieve di Fossa Olimpica. L’avvio di gara in realtà non era stato positivissimo per l’allieva dell’istruttrice Zdenka Ratek che alla prima frazione si era arenata su di un 14/25. Ma la solidità caratteriale della portacolori del Concaverde si è rivelata proprio in quella fase: Giovanna Bressan (che è appena alla sua seconda stagione di attività agonistica) ha saputo conquistare la finale con 100/125 – assicurandosi il dorsale numero quattro – e poi ha sapientemente controllato gli assalti di tutte le avversarie nell’ultimo round svettando con il totale di 19/25 (con una comprensibile concessione all’emozione nel doppio zero degli ultimi due turni). La medaglia d’argento delle Allieve è andata a Giulia Zanardini: la ventunenne bresciana di Pian Camuno si è qualificata per la finale con 101 e nella prima fase del round decisivo aveva compiuto un percorso analogo a quello della compagna di scuderia Giovanna Bressan. Quando si profilava perfino un derby per l’assegnazione del titolo, con un passaggio a vuoto Giulia Zanardini si è esclusa dalla corsa allo scudetto, ma l’atleta del Concaverde ha centrato appunto un ottimo argento con 16/25, precedendo la sedicenne ternana Giorgia Carducci che a sua volta, con personalità, ha superato qualche scoglio in qualificazione centrando la finale con il parziale di 92/125 e poi meritando la medaglia di bronzo con 15/25.
Giovanna Bressan
Giovanna, appena un mese fa in un’altra intervista avevi dichiarato che il tuo obiettivo era centrare un posto tra le prime dieci atlete al Campionato italiano: il responso è invece andato ben oltre.
Effettivamente sono riuscita a far di meglio. Anche se occorre precisare che non avevo mai sparato a Roma e infatti nella giornata di venerdì, negli allenamenti, avevo trovato qualche difficoltà ad agganciare il piattello. E infatti anche in gara nella prima serie ho iniziato con un 14! Quella è stata una serie veramente difficile, con gli zeri distribuiti in tutta la sequenza: una serie in cui in realtà gli errori si sono un po’ moltiplicati perché ho sbagliato qualche piattello proprio per il fatto che ad ogni lancio stavo ancora pensando a quello che avevo sbagliato magari un paio di turni prima. A quel punto ho capito che nelle serie successive dovevo entrare in pedana concentrata al massimo e infatti nelle altre serie sono riuscita a stazionare sempre su di un livello superiore al 20. Mi riconosco il merito di non essermi demoralizzata per il risultato della prima serie: a quel punto ho ripensato, sì, a tutto quello che avevo sbagliato, ma in funzione del fatto che potevo invece migliorare nelle serie successive. E nella seconda serie sono riuscita subito a riportare il risultato su di un altro livello.

Giovanna Bressan
Possiamo dire che la chiave di volta della tua gara è stato proprio quell’intervallo tra la prima e la seconda serie?
Sì, in quel momento sono riuscita a convincermi che in realtà c’erano altre quattro serie e anche se la prima effettivamente non era andata bene per niente, si presentava comunque la possibilità di gestire la gara. Insomma, la gara non era proprio del tutto archiviata per effetto del risultato di quella prima serie.
Come giudichi la tua gestione della finale?
Sento di aver gestito abbastanza bene la finale perché dopo i primi 15 piattelli tra le finaliste ero quella con più centri insieme a Giulia Zanardini. Poi il mio livello è un po’ calato: ad esempio negli ultimi piattelli ho commesso due errori proprio per l’alleggerimento della concentrazione. Sentivo di aver utilizzato tutta la concentrazione possibile e non sono riuscita a conservare quel livello proprio per tutta la serie. È anche vero però che nel frattempo avevo costruito un buon vantaggio sulle altre atlete che mi permetteva di allentare il ritmo. In gara non guardo mai il tabellone e quindi non ho mai la percezione precisa della situazione, ma in finale ho intuito volta per volta che avevo un po’ di vantaggio e ho capito che, gestendolo bene, avrei potuto centrare il risultato. Sono molto grata a Zdenka Ratek che in questi due anni mi ha aiutato a raggiungere questi livelli. È vero che in gara cerco ormai di gestirmi in autonomia, ma in ogni momento Zdenka è sempre il mio punto di riferimento e anche questa volta il suo ruolo in questa vittoria è stato molto importante.
Giulia Zanardini
Giulia, come si colloca questa prova nel panorama generale della tua stagione?
Sento di aver sparato bene: sono contenta del risultato che ho fatto. Considerato che era la mia ultima gara nel Settore Giovanile, direi che ho chiuso in bellezza questa bella esperienza. Il 2026 è stata una stagione travagliata: per tanti motivi per me è stato difficile seguire l’attività del tiro nello stesso modo che avevo adottato nelle stagioni precedenti ed è stato complicato anche riuscire a conciliare le esigenze degli allenamenti. Si può dire che in realtà in questi mesi avevo mollato un po’, quindi questo risultato mi ha davvero risollevato.

Giulia Zanardini
Fra l’altro fino alla metà della finale eri in corsa anche per centrare la vittoria.
Sì, al traguardo intermedio dei 15 piattelli ero a pari con la mia compagna di squadra Giovanna Bressan ed eravamo in testa. Poi ho iniziato a pensare troppo a quello che stava accadendo in quella finale, ha iniziato a circolarmi in testa la possibilità addirittura di vincere dopo tante gare che non erano andate bene: per quel motivo, a quel punto, ho iniziato a sbagliare qualche piattello di troppo. Però, in effetti, il secondo posto va davvero benissimo. Sono contenta anche che Giovanna abbia vinto, perché lei ha ancora tanti anni di Settore Giovanile davanti e può crescere ancora tantissimo in qualità: Giovanna si è impegnata tanto in questa stagione e ha meritato in pieno il titolo. Ma sono contenta anche del mio punteggio di qualificazione: forse potevano andare un po’ meglio le serie che poi si sono risolte nel 18 e nel 19, ma in generale sento di aver fatto una buona prova anche in quella parte della gara. Ho chiuso con 101 ed era il secondo punteggio: poi, d’accordo, ho perso lo shoot-off e sono partita con il terzo dorsale, ma in fin dei conti, di nuovo valutando tutto il percorso della stagione, era un buon traguardo.
Giorgia Carducci
Giorgia: una medaglia di bronzo che ti vede contenta, molto contenta o invece anche no..?
Soddisfatta abbastanza. Diciamo così. Nel momento in cui ho realizzato che avevo raggiunto il terzo posto, però non ero del tutto contenta: devo dire la verità. Questa che si è appena conclusa è stata una stagione con tanti aspetti diversi. Molte volte quest’anno ho sentito come se dovessi iniziare da capo e quindi prendere in mano la situazione. Altre volte, poi, in qualche momento c’è stata molta irregolarità nel rendimento: punteggi che calavano, punteggi che poi invece magari tornavano a crescere. Dopo quella fase c’è stato finalmente anche un lungo periodo di stabilità con punteggi sempre mediamente alti in allenamento. Nell’arco di tutto questo anno si è verificato però stabilmente che la media che ero riuscita a rispettare in allenamento si abbassasse drasticamente in gara. Se in allenamento totalizzavo tra il 20 e il 23, improvvisamente in gara mi ritrovavo a fare 19, 17: anche 16. Ed è un problema che si è riproposto anche al Campionato italiano.

Giorgia Carducci
In realtà a Roma in qualificazione eri partita anche bene con un 21 che era un punteggio solido.
Sì, era un buon parziale e mi aveva permesso di pensare di conseguire il punteggio tecnico per passare in qualifica Juniores: che era stato l’obiettivo un po’ di tutta la stagione. Poi, però, il 16 della seconda serie ha cambiato le carte in tavola. Mi sono detta: il punteggio tecnico non è più un traguardo realizzabile, quindi devo pensare a centrare l’ingresso in finale e conquistare il podio. Un’altra serie difficile è stata la quinta. Ero partita con cinque zeri nei primi dieci piattelli. A quel punto ho detto: no, non posso mollare ora. Perché se avessi fatto qualche altro zero, avrei sicuramente dovuto spareggiare per entrare in finale oppure sarei addirittura finita fuori dalla finale.
Qualche oscillazione di rendimento si è manifestata effettivamente di nuovo anche in finale.
In finale nei primi dieci piattelli avevo soltanto due zeri, quindi stavo andando anche nel modo preciso che volevo. Ma la testa conta un bel po’ nel nostro sport e in quel momento ho visto appunto che ero in una buona posizione. È scattata quella che io chiamo: la mia fase maniacale. È quello stato mentale in cui devo provare a controllare tutto: a quel punto sono stata un po’ sopraffatta dall’emozione e ho messo quattro zeri di seguito. La gestione della mia testa in questi momenti importanti della gara è ancora qualcosa su cui devo lavorare. Dopo quei quattro zeri sono maturati poi anche altri due errori sparsi e ho chiuso a 15/25. Avessi fatto un solo piattello in più, avrei spareggiato per il secondo posto. Per quello sono uscita dalla pedana che stavo piangendo. Dicevo: non è possibile! Ero arrabbiatissima con me stessa. Ma non c’è niente da fare: quando sei aggredita da quel genere di emozione, non comandi tu! Eppure mi rendo conto che con la fase maniacale i piattelli non li rompi: per colpire i piattelli non devi pensare. Se invece vuoi esercitare il controllo su tutto quello che fai, finisci per rallentare la fucilata ed ecco che arrivano gli errori. Si riparte comunque da questa medaglia di bronzo che è pur sempre un bel risultato e si torna a lavorare subito per ottenere prima possibile ancora di più!
Foto: Clikkami




